Venezia 8/11/1998

PRESENTAZIONE DI "LA LUCE SPLENDEVA"
di Lidia Menapace


Ogni librino avrà il suo destino, habent sua fata libelli, come dicevano gli antichi, il librino di Marilisa mi è venuto incontro tra queste parole, abbacinandomi con la argentea copertina e prima di tutto l'ho guardato come oggetto, le pagine sfumate, le lettere di caratteri e colori diversi: mi íncuritisiva.

Alba pratalia araba, nigro semen seminaba, il vecchio indovinello sulla scrittura, dalle origini della nostra lingua, arava prati bianchi (le pagine), seminava nera semente (i caratteri d'inchiostro) non servirebbe; piuttosto il paragone va fatto con quegli oggetti d'arte che erano i libri miniati, così "alluminati" come si diceva tecnicamente il miniare. Certo l'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, secondo Walter Benjamin, può sia essere riprodotta in modo perfetto negli antichi testi miniati, sia produrre forme di coniunicazione colorata e di per sé comunicante: infatti, prima ancora di leggere, le pagine col loro svariare da un pallido azzurrino a un intenso colore rosa mi facevano pensare a un'alba durante la quale la luce calda aurorale sopraffà dolecmente e con miracolosa spettacolarità il freddo limpidore della prima luce.

Solo a questo punto mi venne voglia di capire le nuvolette di vario colore e forma che viaggiavano su quel cielo di inizio del giorno. Anzi - pensavo - qui si potrebbe riscrivere l'indovinello dell'aratore e dire che lo sguardo percorreva cieli con presenza di nuvole multicolori.

Nel leggere subito dopo, mi rendevo conto che la stampa nella forma in cui ci eviene presentata non è affatto un vezzo o una ricerca di originalità, ma parte dell'espressione, parte della poesia, aspetto del comunicare e ritrovavo infatti Marilisa in forma di sguardo sul dialogo degli Angeli, occhi lagrimanti sgranati attenti, da un angolo nascosto, che assistono. La voce non ha - proprio per questo - suono, bensì colore, la parola come iscrizione silenziosa di immagini, che ci comunica intensamente l'inesauribilità della cattiveria, la sua incomprensibilità, inesorabilità, orrore, e la - per così dire - scandalosa irrazionalità d'amare i malvagi, di amare che la cattiveria esista nel mondo, ci rattristi sia incomprensibile anche agli Angeli che ne discorrono silenziosamente tra loro. Ma si trasforma in Luce che alla fine fa cantare anche il cuore incandescente della Terra, luogo della malvagità e dalla scoperta d'Amore.